Quando scegliete un monitor fotografico, conviene optare per modelli con tecnologia IPS da 27″ e una risoluzione QHD (2.560 pixel di larghezza), 4K UHD (3.840 pixel di larghezza) o 5K (5.120 pixel di larghezza).

Per garantire una resa cromatica ottimale, è fondamentale calibrare il monitor con una sonda di calibrazione.


I criteri fondamentali per un monitor fotografico

Quando si tratta del monitor, bisogna fare un po’ più di attenzione. Non si parla solo di potenza, ma di capire cosa conta davvero per l’uso fotografico. Per esempio, è facile immaginare che lo scopo di un monitor da gaming sia offrire una visualizzazione fluida, ben prima di assicurare la fedeltà cromatica! Il monitor è davvero il fulcro del vostro setup informatico per la fotografia.

Come sempre, bisogna partire dalle proprie esigenze e procedere passo dopo passo. Cominciamo quindi esaminando le caratteristiche fondamentali da conoscere, aiutandovi in seguito a scegliere un modello.


I tipi di pannello

“Pannello” è il termine elegante per indicare la parte piatta in vetro dello schermo.🙂

Attualmente, i monitor in commercio utilizzano quattro tipi di pannelli.

Pannelli TN: i più comuni e meno costosi. Offrono un’elevata frequenza di aggiornamento, utile per mantenere nitidezza durante le scene in rapido movimento nei video.

Purtroppo, la loro luminosità e il loro contrasto variano a seconda dell’angolo di visione, un difetto importante per l’uso fotografico. Infatti, quando lavorate sulle vostre immagini, non potete sempre guardare lo schermo perfettamente di fronte.

Provate a spostarvi lateralmente a destra e a sinistra del monitor: se notate una diminuzione della luminosità e un aumento del contrasto, si tratta di un pannello TN! E, come se non bastasse, i TN sono noti per la loro scarsa resa dei colori e del contrasto.

Pannelli VA: offrono prestazioni migliori rispetto ai TN per l’uso fotografico (ma è comunque preferibile puntare sulla prossima categoria!).

Pannelli IPS: i più adatti alla fotografia. A differenza dei TN, potete guardare lo schermo frontalmente o di lato, vedrete la stessa immagine, senza variazioni di luminosità o contrasto. Buone notizie: oggi anche i pannelli IPS entry-level offrono una resa cromatica e di contrasto più che valida! Gli si può rimproverare una certa lentezza nei video (beh, bisogna scegliere: Call of Duty o la fotografia ^^). Preferite i pannelli IPS opachi per evitare fastidiosi riflessi.

Pannelli IPS: i più adatti alla fotografia. A differenza dei TN, potete guardare lo schermo frontalmente o di lato: vedrete la stessa immagine, senza variazioni di luminosità o contrasto. Buone notizie: oggi anche i pannelli IPS entry-level offrono una resa cromatica e di contrasto più che valida. Si può però rimproverare loro una certa lentezza nei video (be’, bisogna scegliere: Call of Duty o la fotografia!). Potete optare per pannelli IPS opachi, che aiutano a evitare riflessi sullo schermo.

Pannelli OLED: ne parleremo dopo!

TN vs IPS

Nelle impostazioni di fabbrica, un pannello TN (a sinistra) offre una fedeltà cromatica inferiore rispetto a un pannello IPS (a destra). Inoltre, spostandosi lateralmente, la luminosità e il contrasto dell’immagine TN variano sensibilmente.

Scegliendo un pannello IPS opaco, evitate il primo grosso ostacolo nella scelta di un monitor!

Cosa dire dei monitor OLED nel 2025?

La tecnologia OLED combina, in sintesi, il meglio dei mondi TN e IPS, ma rimane ancora un mercato di nicchia per l’uso fotografico.

Per entrare un po’ nel dettaglio (dato che ricevo molto spesso la domanda: “ma gli OLED non sono migliori?”), devo fare una piccola premessa tecnica. 🙂

Sappiate che i nostri occhi sono in grado di percepire una gamma dinamica totale di 20 stop in totale, e fino a 14 stop possono essere visualizzati contemporaneamente in una stessa scena.

In che modo? A differenza dei monitor, i nostri occhi si adattano in modo dinamico alla scena. Se osservano una scena con bassa gamma dinamica, aumentano il contrasto per ottenere neri più profondi e bianchi più luminosi. È un po’ come spostare il cursore del contrasto nel vostro software di fotoritocco preferito.

monitor OLED

Questo ci permette di percepire contemporaneamente i dettagli nelle ombre e nelle luci, con un contrasto che appare naturale.

Un monitor standard per il fotoritocco, invece, è meno performante rispetto all’occhio umano e presenta una gamma dinamica inferiore ai 10 stop, tipicamente 7 stop.

E infine, una foto normale, scattata senza fusione HDR, ha una gamma dinamica di 10–11 stop (circa il limite massimo dei sensori attuali). Una foto HDR può arrivare intorno ai 14 stop.

La gamma dinamica degli attuali monitor (7 stop) è quindi inferiore a quella delle foto con maggior contrasto prodotte dalla fotocamera (11 stop), a sua volta inferiore a quella delle foto HDR e a quella percepibile dai nostri occhi su una scena reale (14 stop).

E allora, che ruolo giocano gli OLED?

Proprio questo: la loro qualità principale è la capacità di mostrare neri assoluti e bianchi estremamente brillanti. Alcuni monitor OLED possono offrire una gamma dinamica di circa 14 stop, avvicinandosi così alla percezione visiva umana. Eccoci arrivati!

Per esempio, Lightroom consente ormai di visualizzare un’anteprima HDR, ma solo su monitor compatibili (e correttamente configurati). La lista di monitor compatibili pubblicata da Adobe include solo quelli certificati DisplayHDR 1000 o 1400, che costano oltre 1.000€, quindi non accessibili alla maggior parte delle persone.

Ma anche se aveste il budget, non vi direi comunque “vai con l’OLED” nel 2025. Meglio rimanere su un buon IPS tra quelli che citerò più avanti. E calibrarlo.

Perché?

Semplice: se, come me, pensate che una foto sia fatta per essere stampata, sappiate che la gamma dinamica di una stampa su carta è compresa tra 5 e 7 stop, a seconda della combinazione carta e inchiostro.

Quindi, a che serve un OLED in grado di visualizzare 14 stop, se un IPS standard (7 stop) può già mostrare tutta la gamma della stampa (o anche qualcosa in più)?

Senza contare che, anche con un monitor standard, una volta stampata l’immagine sembrerà sempre avere bianchi meno brillanti e neri meno profondi, semplicemente perché una stampa non è retroilluminata come uno schermo!

Detto ciò, se il vostro obiettivo non è stampare, ma ottenere un’immagine visivamente d’impatto su schermo e guardare film, allora il discorso cambia completamente e potete dimenticare tutto quello che ho appena detto. 🙂

In sintesi: per un uso fotografico nel 2025 vi consiglio ancora un buon monitor IPS ben calibrato e di lavorare in un ambiente scuro, senza fonti di luce dirette. Posso garantirvi che avrete già un eccellente controllo sul risultato visivo delle vostre immagini.🙂


Dimensioni e risoluzioni dello schermo

Se amate la fotografia, potreste optare per un monitor esterno di buone dimensioni: almeno 24”, meglio ancora 27”. Esistono anche monitor più grandi, ma ne parleremo tra poco.

In realtà, non dovrete scegliere solo la dimensione (in pollici), ma anche la risoluzione (in pixel): le due cose sono strettamente collegate, ed è proprio qui che può iniziare la confusione.

Niente panico: ecco le risoluzioni che troverete sul mercato, con le relative dimensioni:

  • Full HD o 1080p (1.920 × 1.080 px): la maggior parte dei monitor da 24” (più rara nei 27”)
  • Quad HD o QHD (2.560 × 1.440 px): talvolta nei 24”, molto comune nei 27”
  • Ultra HD o 4K UHD (3.840 × 2.160 px): il doppio del Full HD! Di solito per i 27”
  • La “vera” 4K (4.096 × 2.160 px): poco diffusa nei monitor per computer. Apple propone l’iMac da 24” in 4,5K (4.480 × 2.520 px)
  • 5K (5.120 × 2.880 px): disponibile ad esempio sull’Apple Studio Display (e sul compianto iMac da 27”) e su alcuni monitor ultrawide

Per una data dimensione e risoluzione, la densità di pixel si calcola dividendo il numero di pixel sulla diagonale per la lunghezza della diagonale fisica dello schermo, espressa in pollici. Il risultato è misurato in ppi (pixel per pollice), indicati talvolta anche come dpi, soprattutto in ambito di stampa.

Vediamo ad esempio che un 24” Full HD ha una densità di 92 ppi (92 pixel per pollice), mentre con risoluzione QHD arriva a 122 ppi. Ciò significa che il secondo monitor mostra più pixel per unità di lunghezza, quindi pixel fisicamente più piccoli.

Un’informazione fondamentale: a una distanza di 70 cm, l’occhio umano può distinguere fino a 120 ppi, non di più!

Diagonale dello schermo24” 27”
Full HD92 ppi82 ppi
QHD122 ppi109 ppi
4K UHD184 ppi163 ppi
4.5K214 ppi– ppi
5K– ppi217 ppi

Quindi, tra un 24” Full HD (92 ppi) e uno QHD (122 ppi), il dettaglio visibile nelle foto migliora sensibilmente.

Invece, sempre su 24”, se passate al 4K UHD o all’iMac 24” 4,5K, superate di molto i 120 ppi: a 70 cm non noterete ulteriori dettagli. Dovrete avvicinarvi allo schermo per percepire la differenza.

Lo stesso vale per un 27” visto da 70 cm: percepirete un aumento del dettaglio tra QHD e 4K UHD, ma per il 5K dovrete avvicinarvi di più per apprezzarne la differenza.

Questa è la teoria, ma io ho appena fatto una verifica personale: sono a circa 45 cm dal mio 27” 5K, quindi a questa distanza riesco a percepire dettagli fino a 205 ppi.

In pratica, c’è dunque un vantaggio reale tra QHD e 4,5K su 24”, e tra 4K UHD e 5K su 27”.

Insomma, l’importante è che abbiate capito il senso di questo calcolo e le sue sfumature!

Se in futuro vedremo monitor 27” 8K, saprete già che non avrebbe molto senso.

Perché scegliere uno schermo da 27” per la fotografia?

Abbiamo visto che uno schermo da 27’’ con risoluzione QHD offre già un ottimo livello di dettaglio, ma c’è dell’altro!

Il vostro software di post-produzione (Lightroom o altro) visualizza i menu e i pannelli strumenti utilizzando un certo numero di pixel.

Il problema che si presenta talvolta è che, dopo la visualizzazione di questi pannelli, resta poco spazio per l’immagine.

Succede tipicamente con uno schermo da 24” in Full HD. I due pannelli laterali di Lightroom occupano almeno 2 × 350 px, quindi vi rimangono solo 1.220 px di larghezza per visualizzare la vostra immagine. E la cosa è frustrante, perché i pannelli risultano ingombranti e non potete nemmeno ridurli ulteriormente in larghezza!

Ecco perché sono un sostenitore del 27” per la fotografia. Non è solo una questione di dimensioni maggiori: poiché spesso è almeno in QHD, i pixel sono anche più piccoli e questo permette ai pannelli laterali di occupare meno spazio.

Un vantaggio in più: anche con entrambi i pannelli laterali aperti, vi resta molto spazio per l’immagine. Potete persino permettervi il lusso di visualizzare due immagini affiancate in formato A5 (ovvero metà di un foglio A4). Incredibile, no?

Vi assicuro che è davvero comodo per confrontare le immagini in fase di editing.

Su uno schermo da 24” in Full HD, potete al massimo visualizzare due foto affiancate in formato cartolina (15 cm di larghezza). Purtroppo, Lightroom non consente di ridurre ulteriormente i pannelli laterali, se non in misura limitata.

Lightroom

Per ovviare a questo limite del 24”, potete ovviamente nascondere alcuni pannelli per guadagnare spazio in larghezza, oppure optare per una configurazione a doppio schermo, di cui parleremo a breve.

Lightroom

Su un 27”, invece, è molto più confortevole perché potete vedere due immagini in formato A5 (metà di un foglio A4).

Nota: il rovescio della medaglia di avere molti pixel (a partire dalla 4K) è che i menu possono diventare troppo piccoli. Ricordiamo che la 4K equivale al doppio del Full HD, quindi bisogna ingrandire i menu per mantenerli leggibili come prima. Fortunatamente, i sistemi operativi recenti consentono di regolare il fattore di scala dalle preferenze di sistema per adattare la dimensione dei menu secondo le proprie esigenze.

Nello screenshot qui sotto, potete vedere che il mio schermo principale 5K mi permette di scegliere diversi livelli di zoom per ingrandire o ridurre i menu e i pannelli dei software. L’impostazione predefinita “2560×1440 px” significa che i menu verranno visualizzati come su uno schermo con questa risoluzione. Non mi propone la risoluzione nativa (5120×2880 px) perché i menu diventerebbero davvero minuscoli e illeggibili!

Nello screenshot qui sotto, potete vedere che il mio schermo principale 5K mi permette di scegliere diversi livelli di zoom per ingrandire o ridurre i menu e i pannelli dei software. L’impostazione predefinita “2.560 × 1.440 px” significa che i menu verranno visualizzati come su uno schermo con questa risoluzione – non mi viene proposta la risoluzione nativa (5.120 × 2.880 px) perché diventerebbero davvero minuscoli e illeggibili!

Il mio secondo schermo da 24” in Full HD mi consente solo di ingrandire la dimensione dei menu, ma a quel punto diventano enormi. Potrebbe comunque essere utile per chi ha qualche difficoltà visiva. 😉

Spero ora che il legame tra dimensione e risoluzione dello schermo vi sia più chiaro. Ora passiamo a parlare di multi-monitor e infine di schermi ultrawide.

Cosa dire del multi-monitor?

Se avete già uno schermo non proprio adatto alla fotografia – che si tratti di quello del portatile o di un monitor esterno – potreste essere tentati da una configurazione multi-schermo per l’editing fotografico.

In effetti, vi basterebbe acquistare solo uno schermo IPS da 24”, calibrarlo, e usarlo per visualizzare le foto a tutto schermo. I pannelli degli strumenti, che non richiedono una resa cromatica accurata, rimarrebbero sul vecchio monitor, anche se con colori poco affidabili. È un’alternativa più economica rispetto a un 27” QHD!

Un problema di Lightroom

Lightroom ha qualche limite nell’uso su due monitor. Sebbene permetta di visualizzare la foto selezionata a tutto schermo sul monitor secondario, non consente di spostare liberamente i pannelli laterali su un secondo schermo (a differenza di Photoshop). Personalmente lo trovo poco pratico, anche perché la vista a griglia torna sempre sullo schermo principale. Peccato.

Adobe, per favore, un piccolo aggiornamento? 😉

Vi invito a verificare se il vostro software consente questa possibilità. Fatemelo sapere nei commenti, sarà utile anche ad altri. Per esempio, so che funziona su DxO PhotoLab: è anche possibile salvare l’intera area di lavoro così organizzata, in modo che venga caricata automaticamente ogni volta che si apre il programma.

DxO PhotoLab

Multi-schermo su DxO PhotoLab – a pensarci bene, usare un buon monitor calibrato solo per visualizzare i pannelli degli strumenti è un po’ uno spreco! (crediti: DxO PhotoLab)

Attenzione: se il vostro software fotografico non supporta il multi-schermo, non sbarazzatevi del vecchio monitor! Può sempre tornare utile come schermo secondario, per esempio per tenere aperta una pagina web mentre lavorate sul monitor principale dedicato alle foto.


Gli schermi panoramici

Personalmente non possiedo questo tipo di schermo, quindi sono andato a provarlo in negozio per farmi un’idea. Dovreste fare lo stesso (come con le fotocamere, del resto)!

Schermi panoramici

La prima domanda da porsi davanti a un pannello largo quasi 1,50 m è: “ho abbastanza spazio sulla scrivania?”. Il modello qui sotto equivale a due schermi QHD da 27” affiancati. In totale si tratta di un 5K (5.120 × 1.440 px):

La prima cosa che mi ha colpito è che, nonostante la curvatura del monitor, i lati sinistro e destro restano comunque più lontani dagli occhi rispetto al centro. Questo può risultare fastidioso, perché bisogna adattare continuamente lo sguardo.

Avendo due monitor separati, invece, potete orientarli leggermente verso di voi per mantenere la stessa distanza da entrambi (ok, magari è meno elegante, lo ammetto 🙂).

La seconda sensazione che ho avuto è stata… affaticamento visivo! Sì, perché quando lavoro sulle mie foto mi piace immergermi completamente usando solo il mio 27” (spegnendo l’altro). Un pannello così ampio non è proprio pensato per lavorare con Lightroom a tutto schermo – è decisamente troppo largo – e il rischio è di distrarsi con le finestre aperte accanto.

Detto questo, si tratta ovviamente di una percezione molto personale, e magari voi non sarete d’accordo (per esempio Laurent ne ha uno e ne è entusiasta 🙂).

Magari avete una vista migliore della mia, oppure vi piace avere tante finestre aperte come un trader di Wall Street. 🙂

E poi, non siete obbligati a sfruttare l’intera larghezza dello schermo quando aprite Lightroom: potete benissimo usare solo la zona centrale, equivalente a un 27”. Le parti laterali possono ospitare Spotify e la casella e-mail. 🙂

Insomma, vi invito ad andare in negozio a farvi un’opinione diretta, e se già usate questo tipo di monitor condividete le vostre impressioni nei commenti: saranno utili a tutti!

In alternativa, valutate anche gli schermi da 32”, che possono rappresentare il miglior compromesso per chi desidera qualcosa in più di un 27”, ma senza passare a un ultrawide che farebbe assomigliare la vostra scrivania a una sala trading del CAC40.

Resa cromatica e calibrazione

Nel mondo delle favole, gli schermi mostrerebbero le immagini con colori straordinariamente fedeli e la giusta luminosità. Ma nel mondo reale, anche se i pannelli vengono calibrati con crescente precisione già in fabbrica, siamo ancora decisamente lontani dalla perfezione!

La differenza tra il colore che dovrebbe essere mostrato e quello che compare effettivamente sullo schermo ha un nome tecnico: Delta-E. Più questo valore è basso, più lo schermo restituisce colori fedeli alla realtà.

Noterete che il Delta-E non è sempre indicato nelle specifiche tecniche e, a dire il vero, non è poi così rilevante. Ciò che conta davvero è il Delta-E dopo la calibrazione, non quello misurato in fabbrica.

La calibrazione?

È abbastanza semplice: la calibrazione è un’operazione che permette di visualizzare le vostre immagini con colori e luminosità corretti sullo schermo.

Il concetto di colori fedeli è facile da comprendere. Una luminosità fedele, invece, significa che la vostra foto verrà mostrata con esposizione corretta.

Il principio della calibrazione consiste nel misurare la differenza tra i colori realmente mostrati dallo schermo e quelli che dovrebbero essere visualizzati (una miriade di piccoli Delta-E adorabili 😉).

Questo si fa con una sonda appoggiata sullo schermo e un piccolo software che mostra una sequenza di colori. Il software, grazie a queste misurazioni, crea un file chiamato profilo ICC, che serve a correggere l’output dei colori a livello di sistema.

Dopo la calibrazione, il vostro schermo avrà un Delta-E più basso rispetto alla configurazione di fabbrica (l’obiettivo ideale è Delta-E < 2), e quindi una resa cromatica e una luminosità più fedeli.

Dopo la calibrazione, il vostro schermo avrà un Delta-E più basso rispetto alla configurazione di fabbrica (l’obiettivo ideale è Delta-E < 2), e quindi una resa cromatica e una luminosità più fedeli.

Nota: In generale, gli schermi sono troppo luminosi e troppo blu nelle impostazioni predefinite (pare che questo “venda” meglio 🙂). Probabilmente rimarrete sorpresi dal risultato più scuro e più “caldo” (tendente al giallo) dopo la calibrazione. Non preoccupatevi, è assolutamente normale – i vostri occhi si abitueranno in pochi secondi.

Non auguro a nessuno di vivere l’incubo di passare ore in post-produzione per poi scoprire che tutto è da rifare perché la visualizzazione era fuorviante. A me è successo all’inizio, ed esistono due situazioni classiche che capitano spesso ai principianti:

  • Le vostre foto risultano troppo scure in stampa: lo schermo troppo luminoso vi ha tratto in inganno (detto ciò, niente scuse: anche l’istogramma può aiutarvi a evitarlo🙂)
  • Le vostre foto risultano troppo gialle in stampa: il bilanciamento freddo del monitor vi ha spinto a “scaldare” troppo i colori in fase di editing! (Se volete rinfrescarvi la memoria sul bilanciamento del bianco, ho un articolo dedicato al tema😉)

Credetemi, è frustrante quando succede dopo ore passate a cercare di ottenere l’immagine che avete in mente.

Una domanda che ricevo spesso: “Devo calibrare tutti i monitor?”

Diciamo che la calibrazione è tanto più indispensabile quanto più lo schermo è di fascia bassa (intorno ai 150–200€). Più lo schermo è di alta gamma, meno necessiterebbe di calibrazione… ma dipende comunque dal modello, quindi vi sconsiglio di affidarvi a questo presupposto.

Meglio calibrare, così potete lavorare in tranquillità, senza rischiare di dover rifare tutto dopo. 😉

La stessa foto su due schermi IPS: quello in alto è calibrato, quello in basso no. Vedete la differenza di colori ed esposizione? Eppure il computer sotto non è certo un modello economico!

Se acquistate un monitor EIZO da 2.000€, è vero che viene calibrato in fabbrica e avrà una sonda integrata, ma per la maggior parte di noi è un’opzione fuori budget (e, diciamolo, fuori necessità).

Spero di avervi convinto che calibrare un IPS è l’aspetto che migliorerà di più la resa cromatica del vostro schermo.

Nota: In generale, gli schermi sono troppo luminosi e troppo blu nelle impostazioni predefinite (pare che questo “venda” meglio 🙂). Probabilmente rimarrete sorpresi dal risultato più scuro e più “caldo” (tendente al giallo) dopo la calibrazione. Non preoccupatevi, è assolutamente normale – i vostri occhi si abitueranno in pochi secondi.

Nota: Nel 2025, i sistemi operativi sanno ormai gestire la calibrazione di più schermi contemporaneamente. Basta calibrarli uno per uno e assegnare a ciascuno il proprio profilo ICC.


Lo spazio colore o gamut

Lo spazio colore (o gamut) di uno schermo rappresenta l’insieme dei colori che è in grado di visualizzare. Perché anche se un display è ben calibrato, potrebbe comunque mostrare meno colori rispetto ad altri.

Naturalmente, nessuno schermo potrà mai visualizzare tutte le sfumature percepibili dall’occhio umano (vale anche per i sensori fotografici, come forse ricorderete 😉).

Esistono due spazi colore standard da conoscere:

  • sRGB (Standard Red Green Blue): lo standard più diffuso, capace di riprodurre la maggior parte dei colori “comuni”. È lo spazio colore della maggior parte degli schermi e quindi anche del web.
  • Adobe RGB: in grado di visualizzare più colori rispetto allo sRGB, in particolare nelle tonalità di verde e blu saturi. È lo spazio più indicato per la stampa.

A questo punto potreste pensare: “Be’, meglio puntare subito al profilo più ampio, no?”.

Sì e no, dipende! L’Adobe RGB consente effettivamente di visualizzare più sfumature nei verdi e nei blu… ma solo se vi servono davvero.

Ecco due casi in cui ha senso:

  • Stampate molte foto di ritratti o paesaggi dai colori vividi, e siete molto esigenti sulla resa cromatica.
  • Siete professionisti e lavorate per clienti che richiedono precisione assoluta.
    Ad esempio, se vi chiamano da Vuitton per fotografare l’ultima borsa. 🙂 In quel caso, sì, avrete bisogno di Adobe RGB (ma probabilmente non avrete bisogno dei miei consigli!).

Tuttavia, gli schermi che coprono il 100% dell’Adobe RGB sono di fascia molto alta e quindi costosi (almeno 700€ per i 24” e 1.000€ per i 27”).

Non bloccatevi su questo punto se il vostro budget non lo permette.

Tenete anche a mente che, se condividete principalmente le vostre immagini sul web, gli utenti le vedranno su monitor sRGB, quindi non potranno percepire le sfumature extra dell’Adobe RGB.

Secondo me, anche per la stampa, la differenza tra sRGB e Adobe RGB sarà minima nella maggior parte dei casi. Bisognerebbe vedere la stessa immagine su due schermi affiancati per cogliere le differenze.

E poi, parliamoci chiaro: a parità di budget, è molto più saggio investire in un IPS opaco da 27” con copertura sRGB al 100% e in una sonda di calibrazione, piuttosto che spendere tutto in uno schermo Adobe RGB da 24”!

In entrambi i casi, siate rigorosi nella gestione dei profili colore in esportazione, altrimenti rischiate di rovinare tutto (ricordate di gestire con attenzione tutto il flusso di profili colore!).

Esiste un problema comune che può farvi pensare che lo spazio colore sRGB non contenga abbastanza colori e renda le vostre foto spente. Lasciate che vi spieghi.

Quando avete finito di post-produrre un’immagine, la esporterete in un file immagine (JPG, PNG, TIFF, ecc.). Nella finestra di esportazione, selezionate lo spazio colore desiderato (Adobe RGB o sRGB). Supponiamo che abbiate uno schermo Adobe RGB e che scegliate di esportare con questo profilo.

Inviate la vostra foto a un laboratorio per la stampa e, sfortunatamente, questo assegna automaticamente un profilo sRGB all’immagine quando la apre in Photoshop.

Cosa succederà? Il software interpreterà il codice RGB di ogni pixel nello spazio sRGB. Peccato che un verde (0, 225, 0) in Adobe RGB sia molto più saturo dello stesso verde (0, 225, 0) in sRGB. È logico, perché Adobe RGB può visualizzare più sfumature di verde.

Mi state ancora seguendo? 🙂

Il verde (0, 225, 0) visualizzato (in sRGB) sarà quindi molto meno saturo di quanto dovrebbe essere. I vostri colori appariranno più spenti!

A sinistra: esportazione diretta in sRGB da Lightroom e visualizzazione in sRGB (tutto regolare)
A destra: esportazione in Adobe RGB da Lightroom e apertura con profilo sRGB: attenzione, colori spenti in agguato!

Allo stesso modo, nel caso opposto, se esportate i vostri file in sRGB e li aprite con un profilo Adobe RGB, appariranno più saturi del previsto.

Per evitarlo:

  • Non forzate mai la visualizzazione di un file in uno spazio colore diverso da quello nativo. Per farlo correttamente, è necessario effettuare una conversione da un profilo all’altro tramite Photoshop.
  • Ricordatevi di indicare lo spazio colore di esportazione del vostro file se vi affidate a un laboratorio per la stampa. Normalmente è incluso nel file, ma meglio non rischiare!

Come scegliere un modello nella pratica?

Ora che avete capito bene le problematiche principali, è arrivato il momento di scegliere!

Come per le fotocamere o gli obiettivi, la scelta finale è vostra: nessuno conosce meglio di voi le vostre esigenze. 🙂

Tuttavia, posso accompagnarvi passo dopo passo nella scelta del modello adatto alle vostre esigenze e al vostro budget. Tenete presente che un monitor si deteriora più lentamente di una fotocamera, quindi va considerato un investimento.

Alcuni indicano una durata media di 3–5 anni con 10 ore di accensione al giorno, prima che la qualità visiva cominci a degradarsi. Detto questo, il mio ha 5 anni e non ho ancora riscontrato problemi cromatici evidenti in stampa, quindi lo uso tuttora. 😉


La decisione di investire in un nuovo monitor

Il caso semplice: se attualmente lavorate le vostre foto su un pannello TN, indipendentemente dalla dimensione, passare a un pannello IPS farà una grande differenza.

Se già lavorate su un pannello IPS da più di 5 anni e notate problemi nella stampa, potrebbe essere il momento di sostituirlo.

Infine, come accennato prima, se avete un monitor IPS da 13” a 16”, passare a uno da 24” o 27” vi permetterà davvero di immergervi nelle vostre immagini e di percepirle meglio in fase di post-produzione.

L’ho già detto più volte (e forse sembro noioso!), ma vi incoraggio vivamente a calibrare il vostro schermo. Se il budget è limitato, non preoccupatevi: vi saprò proporre soluzioni per farlo anche senza acquistare una sonda. Ma prima, parliamo dei monitor!


Modelli entry-level da 24” Full HD

Sotto i 200€, vi suggerisco di prendere un monitor IPS entry-level.

Bisogna solo verificare che la resa visiva sia omogenea, visto che questo è il principale rischio in questa fascia di prezzo.

Esempio di mancanza di omogeneità: alone centrale più caldo e luminoso, angoli più scuri.

Se il monitor non è omogeneo, lo noterete subito accendendolo e aprendo una pagina bianca. La luminosità può essere maggiore al centro rispetto ai bordi e, cosa ancora più grave, ho visto test con differenze di temperatura colore fino a 400 K, tra centro e bordi! A questo livello, non si tratta più di una semplice sottigliezza. 🙂

Un difetto di omogeneità può anche dipendere da una singola copia difettosa del prodotto: preferite dunque negozi che permettano facilmente il reso. Se volete evitare questo rischio, passate alla categoria successiva.


Il monitor Dell U2424H UltraSharp: fascia media da 24” Full HD

A meno di 250€: potete consultare i primi modelli da 24” Full HD suggeriti da Arnaud Frich, che coprono già il 100% dello spazio sRGB. Arnaud ha testato tutti i modelli in modo approfondito, aggiornando regolarmente le sue raccomandazioni. Potete quindi fidarvi ciecamente: avrete il miglior rapporto qualità-prezzo del momento.

Per esempio, il Dell U2424H è già un’ottima scelta!

Il Dell U2424H UltraSharp, un modello di fascia media intorno ai 250€.


Il monitor Asus PA278QV: un 27” QHD a 250€

Con un budget che parte da 250€ siete già in una fascia interessante! Potete prendere in considerazione un 27” QHD di qualità, e l’Asus PA278QV è un buon candidato in questa fascia. Confrontandolo con il modello precedente, noterete che con una piccola differenza di prezzo passate da un 24” Full HD a un 27” QHD, quindi più spazio e migliore definizione.

ASUS PA278QV

Molto semplicemente, vi incoraggio a scegliere un 27” per lavorare le vostre foto.

Vi rimando anche agli altri modelli da 27” raccomandati da Arnaud. Ricordate che l’omogeneità è più difficile da ottenere su schermi di queste dimensioni, motivo in più per affidarvi alla sua selezione e non rischiare. 😉


Il monitor ASUS PA279CV: un 27” 4K UHD

Se potete salire un po’ di livello, scegliete un modello 4K UHD come l’ASUS PA279CV suggerito da Arnaud, che copre il 100% dello sRGB (il monitor, non Arnaud 🙂).

L’ASUS PA279CV

In pratica, non cambierà lo spazio disponibile per visualizzare le vostre immagini, ma migliorerà la qualità delle sfumature e dei dettagli visibili nelle foto: sarà tutto super nitido! Se ne avete bisogno (vi proibisco di prenderlo se non avete una sonda!), potete anche optare per un modello compatibile con Adobe RGB.

Se siete utenti Apple e ci tenete davvero – chiamate prima la vostra banca 🙂 – potete concedervi uno Studio Display da 27”, evitando però l’opzione “vetro nano-texturizzato”, che peggiora la qualità dell’immagine.

Evitate invece i pannelli Pro Display XDR di Apple (presenti nei MacBook Pro 16” M1 Pro e Max e nel monitor esterno Pro Display XDR): hanno sicuramente colori appariscenti, ma sorprendentemente poco fedeli per il prezzo (95% di sRGB misurato). Inoltre, sono difficili da calibrare. Parola di Arnaud Frich.


Il monitor ASUS PA329CRV: un 32” 4K UHD

Se vi piace lavorare con due schermi, ma due da 27” sono troppi, l’Asus PA329CRV della gamma ProArt potrebbe essere il candidato ideale. Arnaud non lo ha ancora testato, ma trattandosi di una linea dedicata alla fotografia, non correte grandi rischi.

Il prezzo è comunque di 750€: elevato ma contenuto rispetto ad altri modelli simili in 4K UHD.


Il monitor Eizo ColorEdge CS2731: un 27’’ QHD che copre il 100% di Adobe RGB

Se avete un buon budget e siete appassionati di stampa, sappiate che i monitor EIZO sono un riferimento nell’alta gamma (sarebbe stato un sacrilegio ometterli 🙂): l’EIZO ColorEdge CS2731, ad esempio, è un 27” QHD che copre il 100% di Adobe RGB. Per un 4K UHD della stessa marca, considerate il doppio del prezzo.

Eizo ColorEdge CG2700S

Nota sulla scheda grafica e la connettività:

Fino al 4K UHD (3840 × 2160), una scheda grafica non troppo vecchia e una connessione digitale (DVI, HDMI 2.0 o DisplayPort) sono sufficienti.

Per stare tranquilli in “vero 4K” (4.096 × 2.160 px) o superiore, potete scegliere una scheda recente con almeno 4 GB di RAM, verificando soprattutto che abbia una connessione adatta a gestire tutto questo flusso di dati: HDMI (almeno 2.0, ma non 1.4), DVI, DisplayPort o USB-C.

Senza una connessione adeguata, il vostro monitor potrebbe essere lento e mostrare scie quando muovete il mouse (questo è dovuto a un refresh rate ridotto, che può scendere a 30 Hz invece dei 60 Hz ideali).


Le sonde di calibrazione SpiderX Pro e ColorChecker Display

Per quanto riguarda la sonda, non serve complicarsi troppo la vita: due modelli sono sostanzialmente equivalenti sul mercato:

  • La SpyderX Pro di Datacolor, con il miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato
  • La ColorChecker Display di Calibrite (nuovo nome della X-Rite i1 Display Studio), anch’essa molto valida

Infine, esiste una soluzione provvisoria in attesa di investire

Attenzione: questa tecnica non sostituisce una calibrazione con sonda. Ci tengo a sottolineare il suo carattere provvisorio, perché i risultati saranno inferiori.

  • Regolate i colori: scaricate e installate il profilo generico del vostro monitor da Les Numériques. Se non lo trovate, resettate semplicemente il monitor alle impostazioni di fabbrica e impostate la temperatura colore a 6.500K: è sempre meglio che niente.
  • Regolate la luminosità: cercate online le caratteristiche del vostro schermo. La luminosità indicata (o più precisamente la luminanza, in candele/m² o nits) rappresenta il massimo. Potete quindi stimare a quanto corrisponde ogni incremento della regolazione.
    Per esempio, il mio monitor ha una luminosità di 500 nits e 16 livelli di regolazione: ogni livello corrisponde a 31,3 nits.
    Per lavorare in un ambiente buio (l’ideale), impostate la luminosità tra 80 e 100 cd/m² (3 livelli nel mio caso). In presenza di luce ambientale, potete aumentare fino a 120 cd/m².

Un ultimo dettaglio importante quando installerete il nuovo monitor sulla scrivania:

Evitate ogni irraggiamento diretto del sole e la vicinanza a finestre che potrebbero causare riflessi e falsare la percezione di esposizione e contrasto. Potete anche costruire o acquistare una “visiera” attorno al monitor per bloccare la luce laterale.

Per non avere problemi con i riflessi, la cosa più semplice è calibrare il monitor in penombra, con le tende chiuse, e lavorare nelle stesse condizioni.


Siamo arrivati alla fine di questo lungo articolo.

Pensavo di scrivere qualcosa di più breve, ma le parole scorrono quando ci sono tante cose importanti da dire!

Fatemi sapere nei commenti se questo articolo vi ha aiutato a scegliere il monitor giusto e se vi ha fatto riscoprire le vostre foto!